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Scienza o Arte? La natura del marketing è…

Se ti chiedessi di definire il marketing, come lo faresti?

Forse parleresti di vendite, o di numeri, o di economia stretta.

O forse tireresti in campo la creatività, la comunicazione o l’advertising.

Come definire il marketing dunque? Come una scienza economica o come un’esercizio di creatività? Cuore o cervello? Bianco o nero?

La realtà è che dipende.

Dipende da cosa devi promuovere (una merendina non deve essere utile, deve essere buona, così come un impianto fotovoltaico deve portare dei vantaggi e non essere solo bello), dipende dal settore in cui operi e dipende a chi devi rivolgerti.

La realtà è che il marketing (quello fatto bene) è la sintesi perfetta di entrambi i modi si fare marketing. Cuore e mente. Creatività e scienza. Lettere e numeri.

Ci sono due modi per intendere il marketing.

  • CREATIVO: rendere straordinario l’ordinario
  • SCIENTIFICO: creare le condizioni per far percepire necessario il (tuo) prodotto

Ti ricordi la famosa frase da The Wolf of Wall Street, “vendimi questa penna”?

Come vendere la penna?

O meglio: come fare in modo che la penna debba essere per forza acquistata? In fondo tutti le hanno, sono tutte uguali e non si tratta di un bene fondamentale.
Impresa impossibile?

Vendi la penna –> con caratteristiche uniche (materiali o processi o funzioni)

Vendi la penna –> ti serve per fare una firma

Il primo è il metodo creativo

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Applico un alone di unicità alla penna, la distinguo, la rendo DIFFERENTE da tutte le altre penne del mondo (dei tuoi competitor, dei tuoi avversari).

Ricordi quelle penne tanto in voga, quelle con 5 punte di inchiostri differenti (quelle che ci piacevano tanto alle elementari). Le famose multicolor.

Sono uniche. Si tratta sempre di una penna ma come mai si era vista prima. Al tempo era DIFFERENTE, UNICA, DIVERSA. Aveva un motivo per cui comprarla.
Marketing di prodotto.

Il secondo è il metodo scientifico

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Il prodotto è sempre quello, senza fronzoli né fantasmagoriche funzioni.

Ma ciò che cambia è il contesto. La percezione del prodotto.

Non agisco sul prodotto ma su ciò che lo circonda. Agisco sul cliente, sul suo mondo.
Quindi, creo un motivo per dover comprare il mio prodotto.

Esempio.
Ho un ristorante. Devo essere in regola con un miliardo di cose (normative, pulizia, documenti, processi, prodotti, contratti ecc). Non posso fare tutto da solo ma devo essere perfettamente in regola. Pena: al primo controllo potrei dover chiudere per giorni l’attività (e puoi immaginare i danni). Bene, hai un bisogno. Ti propongo un servizio “chiavi in mano” fatto di corsi di formazione e di personale specializzato che ti renderà in regola e diventerà il tuo supporto per tutto ciò che concerne la normativa. Sono la soluzione al tuo problema, al tuo bisogno, al tuo desiderio. Questo è un ragionamento markettaro: trovo il problema che il mio prodotto risolve. Tutto il resto viene da se.

Esempio più terra terra.
Ricordi la penna?
Sfrutta il contesto: chiedi di firmare un foglio (si, proprio come nel Lupo di Wall Street).
Sei ad un evento? Bene, dì a tutti che per avere le slide dovranno firmare e mettere la propria mail all’ingresso. Scommetto che a molti servirà la tua penna.

Quale dei due metodi è migliore?

Creativo o scientifico?

(Parti sempre dalla considerazione che anche quando si parla di creatività c’è scienza – psicologia).

Entrambi devono vendere. Subito o dopo, ma devono vendere.

La risposta?

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Una sintesi. In fondo l’uomo è mente e corpo, cervello e cuore.

Il marketing deve essere scientificamente creativo.

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